Messaggio conclusivo del Cardinale Jean-Claude Hollerich

Fondazione Centesimus Annus Pro-Pontifice – Roma, 16 maggio 2025

Signore e signori,

al termine di questo convegno internazionale del maggio 2025, desidero esprimere la mia profonda gratitudine per la qualità delle discussioni che avete avuto. Purtroppo non ho potuto essere con voi in questi tre giorni, ma i titoli evocativi delle vostre varie presentazioni testimoniano la profondità delle vostre riflessioni. Guidati dalla luce della dottrina sociale cattolica, avete affrontato le grandi questioni del nostro tempo, tra cui l’impatto delle nuove tecnologie, di di cui l’intelligenza artificiale (IA) è una delle manifestazioni più potenti, con tutte le sfide che ciò comporta. Papa Leone XIV, in un discorso pronunciato il 12 maggio 2025 davanti a più di 3.000 giornalisti e professionisti dei media nella Sala Paolo VI, ci ha giustamente e con forza ricordato: «L’intelligenza artificiale richiede una certa responsabilità se vuole servire veramente tutta l’umanità». E ha aggiunto: «L’intelligenza artificiale è una delle sfide del secolo». Queste parole devono risuonare in noi come un invito alla vigilanza e all’azione. L’IA ha indubbiamente un potenziale immenso: automazione utile, progressi medici, sostegno all’ istruzione e migliore interconnessione tra i popoli. Tuttavia, comporta anche rischi profondi che minacciano l’equilibrio stesso della nostra società globale. Un recente rapporto del Forum Monetario Internazionale ci avverte che il 45% delle aziende prevede di di ridurre la propria forza lavoro a favore dell’intelligenza artificiale e dell’automazione. Il rapporto evidenzia quindi i rischi di una crescente disparità salariale, in particolare per le classi medie, e la possibilità che i salari dei lavoratori altamente qualificati aumentino più che in proporzione ai guadagni di produttività determinati dall’IA. Se non regolamentata, questa dinamica potrebbe ampliare drasticamente il divario tra ricchi e poveri. Il divario digitale potrebbe diventare un divario sociale irreversibile, rendendo ancora più invisibili i più vulnerabili. Inoltre, nel 2024, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha evidenziato le condizioni precarie e talvolta disumane dei lavoratori responsabili della formazione dell’intelligenza artificiale. Si tratta spesso di donne e uomini del Sud del mondo, mal pagati, senza protezione o riconoscimento. Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo neocolonialismo digitale, più sottile ma più insidioso delle forme di colonizzazione del passato? Si tratta di uno sfruttamento senza frontiere, mascherato dall’innovazione? Un altro pericolo è quello di una plutocrazia tecnologica, dove il potere non è più nelle mani dei rappresentanti del popolo, ma di poche grandi aziende che controllano algoritmi, dati e processi di pensiero. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova élite tecnica, un’aristocrazia digitale che sfugge al controllo democratico. Questo squilibrio rappresenta una minaccia diretta alla democrazia stessa. Quando le decisioni collettive sono influenzate da sistemi opachi che manipolano l’opinione pubblica su larga scala, cosa resta della libertà politica? Di fronte a ciò, la Chiesa deve affermare con forza: la dignità della persona umana è al di sopra di ogni tecnologia. Come ha già detto Papa Francesco: «Non basta che l’intelligenza artificiale sia tecnologicamente avanzata; deve essere orientata al bene integrale della persona umana e al rispetto del creato». La tecnologia, se lasciata a se stessa, non costruisce il bene. Ha bisogno di una coscienza. Ha bisogno di un quadro di riferimento. Ha bisogno di noi. In definitiva, esorto a non lasciare queste questioni nelle mani di pochi. La governance dell’intelligenza artificiale deve essere guidata da solidi principi etici. La dottrina sociale cattolica, con la sua visione di giustizia, sussidiarietà e bene comune, è un punto di riferimento sicuro in questo mondo incerto. Possa questa conferenza essere un momento decisivo per costruire, insieme, un’intelligenza umana e unita, all’altezza delle sfide del nostro tempo.

+Jean-Claude Cardinale Hollerich

Arcivescovo di Lussemburgo