La sinodalità: una prospettiva, un metodo e un obiettivo per la comunità della Centesimus Annus
di Giovanni Marseguerra
Oggi si sente tanto parlare di Sinodo e di metodo sinodale. Papa Francesco insiste tanto su questi concetti e ci chiede di “camminare insieme”. Perché è così importante per la Chiesa? E la nostra Fondazione come può contribuire e beneficiare di questo processo? Partendo da un’esperienza personale diretta, questo editoriale cercherà di fornire qualche risposta.
Perché il Sinodo e il metodo sinodale, che Papa Francesco ha rilanciato con forza durante il suo pontificato, sono oggi così importanti per la Chiesa? Ripensando alle prime parole che ha pronunciato la sera del 13 marzo 2013 dalla Loggia di San Pietro, subito dopo la sua elezione a Pontefice, appare oggi evidente come, già allora, Francesco avesse ben chiara quale fosse la direzione in cui andare: “E adesso, incominciamo questo cammino: vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi”. Subito, dunque, un’insistenza forte sulla necessità di “camminare insieme”. Ma Sinodo, che deriva dalla parola greca synodos composta dalla preposizione syn (con) e dal sostantivo hodos (via), fa riferimento proprio al cammino del popolo di Dio, al suo riunirsi in assemblea, in ascolto ciascuno dell’altro e tutti dello Spirito Santo. Quando il Papa ci chiede di essere “una chiesa in uscita”, ci invita a camminare insieme, a incontrarci, a ascoltare e capire la realtà, perché “la realtà viene prima dell’idea”. Il Sinodo in fondo è proprio questo: camminare insieme condividendo la strada, rafforzando il senso di un’appartenenza comune e di quel legame profondo che vi è tra tutti gli esseri umani.
Sembra un progetto astratto. Si tratta invece di un percorso estremamente concreto, di crescita straordinario per chi ci si coinvolge e per la comunità intera che lo intraprende. Posso parlare per esperienza personale diretta. Da tre anni faccio parte, in rappresentanza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, del Comitato nazionale del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. Ed è un’esperienza impegnativa – il lavoro è davvero tanto! – ma al contempo stupenda, coinvolgente e arricchente. Ci si incontra, online e in presenza, si ascolta e si è ascoltati, si dialoga in armonia, senza prevaricazioni. È davvero grande la comunione che si crea tra persone di ogni età, laici e pastori, provenienti da tutte le parti d’Italia, in cui ciascuna e ciascuno porta la sua umanità e il suo pensiero, la sua voglia di esserci e di contribuire. Si avverte un profondo senso di appartenenza, ci si sente messi a parte di quanto la comunità vive, con la possibilità di progettare e costruire assieme agli altri qualcosa di importante, e così contribuire a un rinnovamento vero, profondo e condiviso. Si percepisce sempre la presenza della Spirito Santo che sovraintende e guida tutto il processo. Come ci insegna il Papa: “…il protagonista del Sinodo non siamo noi: è lo Spirito Santo. E se in mezzo a noi c’è lo Spirito che ci guida, sarà un bel Sinodo. [.] Sinodo è un cammino che fa lo Spirito Santo” (Papa Francesco, Discorso di Apertura della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023).
Il Cammino sinodale della Chiesa italiana ha preso avvio in contemporanea con il percorso del Sinodo voluto da Papa Francesco sul tema della sinodalità nella Chiesa universale. Il cammino sinodale delle Chiese in Italia si è quindi intrecciato con il Sinodo della Chiesa universale, e peraltro anche con i Sinodi delle singole Diocesi italiane. Mentre il Sinodo della Chiesa universale, che si è concluso il 27 ottobre scorso con la seconda e ultima sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, si è svolto lungo un cammino di tre anni (2021-2024) – anche se in verità poi si prolungherà nel tempo con la fase di attuazione di quanto contenuto nel documento finale – il percorso del Cammino sinodale della Chiesa italiana ha previsto invece un percorso di cinque anni suddivisi in tre grandi fasi: la fase narrativa (2021-2023), dedicata all’ascolto e al racconto della vita delle persone delle comunità e dei territori; la fase sapienziale (2023-2024) dedicata alla lettura spirituale delle narrazioni emerse nel biennio precedente; la fase profetica (2024-2025) dedicata alle scelte evangeliche che le nostre Chiese saranno chiamate a riconsegnare al popolo di Dio.
La sinodalità apre una prospettiva nuova su tutto quello che facciamo: essere Chiesa oggi vuol dire camminare insieme, vuol dire essere una comunità di persone che sanno percorrere con fiducia le strade del nostro tempo e che invitano tutti a prendere parte a questo viaggio. Ma la sinodalità è anche un metodo, la conversazione nello Spirito, che coinvolge tutti i battezzati e li fa sentire responsabili per la missione, e in cui la parola e l’ascolto mirano a far sì che lo Spirito Santo sia il vero protagonista. Nella conversazione nello Spirito si ascoltano i diversi punti di vista, si dà concretezza alla partecipazione di tutti alla missione, si valorizzano le diversità per fare sintesi in comunione. Nell’ascolto reciproco ciascuno impara qualcosa dall’altro perché ascoltare “è più che sentire” (Evangelii Gaudium, n.171). La sinodalità infine è anche uno stile, un modo di vivere e di stare insieme agli altri, pensando agli altri e abbandonando i tanti individualismi del nostro tempo.
La sinodalità può diventare una prospettiva importante anche per la nostra Fondazione. Come dare concretezza alla nostra missione di diffusione della Dottrina sociale della Chiesa, con chi possiamo collaborare, con quali risorse: sono tutte domande a cui può dare risposta un cammino sinodale convintamente intrapreso dalla nostra comunità composta da aderenti e simpatizzanti, da Gruppi locali, da Assistenti Ecclesiastici, da quanti partecipano alle nostre iniziative. Si potrebbe cominciare dalla prossima Assemblea generale, coinvolgendo tutti i partecipanti suddivisi in tavoli di lavoro tematici. Dopo la restituzione in plenaria dei risultati raggiunti da ciascun tavolo, la discussione comune porterà a indicazioni concrete per la vita della nostra Fondazione, e all’impegno di dare seguito e realizzazione alle nostre determinazioni. È un’idea su cui assieme al nostro Presidente, al Segretario generale, e al Consiglio, stiamo lavorando per valorizzare al massimo la prossima Assemblea Generale della FCAPP del 15 maggio.
La partecipazione genera comunione. E con la presenza dello Spirito Santo ogni traguardo può essere raggiunto. Assieme e in armonia.
Buon Sinodo a tutte e a tutti!
Giovanni Marseguerra, Coordinatore Comitato Scientifico Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice