Alla ricerca della verità 2.0
Di Giacomo Mazzone *
“Sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità.” Lettera del Santo Padre al Direttore del Corriere della Sera del 14 marzo 2025
Così Papa Francesco si esprimeva pochi giorni fa in una lettera al Direttore del più importante quotidiano italiano, il Corriere della Sera, parlando del bisogno di costruire una cultura della Pace. Un’emergenza non più eludibile in un tempo in cui “le parole sono pietre”, nell’era da qualcuno definita della post-verità.
Nel momento in cui la verità non ha più importanza, cosa resta del contratto sociale che lega fra loro i membri di ogni società, di ogni comunità? O meglio, come si può applicare un contratto sociale, laddove non ci sono più strumenti di misura o verità condivise. Si torna ad un mondo, in cui la verità era una prerogativa di colui che deteneva il potere, che, come tale, si riteneva al di sopra delle verità scientifiche, delle verità storiche, e perfino della pietas.
Ma com’è possibile che questo possa accadere oggi, in un mondo in cui il progresso scientifico fa ogni giorno enormi passi avanti, con nuove scoperte e sposta in avanti le frontiere della conoscenza; in cui l’informazione – prima limitata e a pagamento – ormai trabocca gratuitamente da ogni possibile mezzo di comunicazione, a partire dai telefonini ed Internet?
È forse proprio questo il problema. E cioè che l’informazione è stata resa sì accessibile a tutti (“by any means, anytime, anywhere”) ed apparentemente anche gratuita[1], ma al tempo stesso la si è svuotata di qualità, eliminando i mediatori, cioè i giornalisti e gli editori. Come intende confermare la scritta: “You are the media now” riportata in apertura di X (ex Twitter) all’inizio del 2025. E la si è anche deresponsabilizzata, imponendo a tutto il mondo il “first amendment” della costituzione USA, secondo cui ognuno è libero di scrivere qualsiasi cosa, anche sapendo che si tratti di falsità.
L’approccio tradizionale europeo fin dall’invenzione della stampa, da Gutenberg in poi, è stato quello di responsabilizzare i mediatori (i giornalisti, i direttori definiti per l’appunto “responsabili”, gli editori e perfino gli stampatori), che sono stati considerati responsabili verso la società di quanto appariva nei loro articoli, giornali o libri. E che possono essere perseguiti qualora scrivano il falso sapendo di farlo, e nel farlo arrechino danni ad altri (diffamazione) o alla società (incitazione alla violenza, all’odio razziale, ecc.).
L’irruzione dei social media nel mondo dell’informazione ha avuto come conseguenza che l’assenza di regole si sia imposta in tutto il mondo, grazie al fatto che i social media non erano considerati responsabili delle informazioni da essi veicolate. Solo dal 2024, in Europa, con la piena entrata in vigore del DSA (Digital Service Act), anche le piattaforme Internet sono diventate soggetti responsabili delle informazioni che distribuiscono, e nei casi più gravi, possono essere anche perseguite.
Purtroppo, le nuove regole europee arrivano troppo tardi, quando ormai i danni all’industria dei media di tutto il mondo sono irreparabili. In Italia, ad esempio, come ricordava il Presidente dell’Autorità delle Comunicazioni Giacomo Lasorella, il numero di copie di giornali venduti dal 1990 al 2020 si è dimezzato ogni dieci anni. Oggi solo l’1,5% delle famiglie italiane accede ad un quotidiano ogni giorno contro il 30% del 1990. Mentre nel 2024 il 60% circa di tutti gli introiti pubblicitari di tutti i media italiani è andato alla pubblicità on-line (e soprattutto a 4 gruppi: Google, Meta, Amazon e Tik Tok), mentre tutto il resto (tv, radio, giornali, ecc.) ha avuto il 40%.
Il peggio è che questo trend sembra destinato ad aumentare anche per un fattore generazionale. Ormai, secondo il recentissimo sondaggio Eurobarometer sulle abitudini del pubblico giovanile (16-30 anni) in Europa[2], il 42% di questa fascia di età si informa soprattutto attraverso i social media contro il 39% dalle tv ed il 25% dalla stampa on line e di Youtube. Un’informazione – quella proposta dai social media – determinata dagli algoritmi (che decidono in base all’orientamento del lettore cosa proporre e promuovono la polarizzazione) e soprattutto non più “mediata” (cioè in assenza di mediatori professionali, come i giornalisti) e senza controllo umano.
E qui torna d’aiuto ricordare il concetto principale espresso nell’Enciclica “Laudato sì” del 2015, quello di “ecologia integrale” che indica la necessità di un nuovo paradigma economico, ambientale e sociale, più resiliente e inclusivo. Un paradigma che – cosi come prescrive il non inquinamento dell’acqua e dell’aria – preveda anche un ecosistema dell’informazione che sia trasparente e responsabile, dove – proprio come scriveva pochi giorni fa il Pontefice al Corriere – ci si ricordi sempre che “le parole non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene”.
Di questi temi – tra gli altri – si parlerà nel corso della nostra Conferenza Internazionale che si terrà in Vaticano il 15‐16‐17 maggio prossimi intitolata appunto “Overcoming Polarizations and Rebuilding Global Governance: the Ethical Foundations”.
*Giacomo Mazzone, membro dell’Advisory Board della FCAPP e Segretario Generale di Eurovisioni e co-chair del Policy Network dell’IGF delle Nazioni Unite (IGF – Internet Governance Forum)
[1] La gratuità delle informazioni su Internet è solo apparente, visto che viene pagata con la cessione dei dati personali degli utenti alle piattaforme…
[2] Flash Eurobarometer FL013EP YOUTH SURVEY Youth survey 2024 – February 2025 – – Eurobarometer survey Top-5 main sources of information for young people Top-5 forms of youth engagement 39% TV 42% Social media platforms (e.g. Instagram, Tik-Tok, etc.) TV 26% Online press and/or news platforms 25% Friends, family, collegues 23%