{"id":4669,"date":"2018-02-12T15:20:48","date_gmt":"2018-02-12T14:20:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centesimusannus.va\/activities\/local-activities\/italy\/rome\/roman-group-meeting-5th-march-2013\/"},"modified":"2021-12-29T12:50:42","modified_gmt":"2021-12-29T11:50:42","slug":"roman-group-meeting-5th-march-2013","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.centesimusannus.va\/en\/activities\/local\/italy\/rome\/roman-group-meeting-5th-march-2013\/","title":{"rendered":"Roman group meeting 5th March 2013"},"content":{"rendered":"<p>Cari amici,<\/p>\n<p>vi ricordo il nostro prossimo incontro di\u00a0<strong>marted\u00ec 5 marzo alle ore 19:00,<\/strong>\u00a0presso la sede di Civilt\u00e0 Cattolica in Via di Porta Pinciana 1.<\/p>\n<p>Affronteremo la discussione del terzo capitolo della Caritas in Veritate, che vi allego.<\/p>\n<p>Cari saluti<\/p>\n<p>Attilio Tranquilli<\/p>\n<p align=\"center\">CAPITOLO TERZO<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>FRATERNIT\u00c0, SVILUPPO ECONOMICO<br \/>\nE SOCIET\u00c0 CIVILE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a name=\"34\"><\/a>34. La\u00a0<em>carit\u00e0 nella verit\u00e0\u00a0<\/em>pone l\u2019uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuit\u00e0 \u00e8 presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell\u2019esistenza. L\u2019essere umano \u00e8 fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta l\u2019uomo moderno \u00e8 erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della societ\u00e0. \u00c8 questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende \u2014 per dirla in termini di fede \u2014 dal<em>\u00a0peccato delle origini<\/em>. La sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tenere presente il peccato originale anche nell\u2019interpretazione dei fatti sociali e nella costruzione della societ\u00e0: \u00ab Ignorare che l\u2019uomo ha una natura ferita, incline al male, \u00e8 causa di gravi errori nel campo dell\u2019educazione, della politica, dell\u2019azione sociale e dei costumi \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn85\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">85<\/a>]. All\u2019elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si \u00e8 aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell\u2019economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi. La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l\u2019uomo a far coincidere la felicit\u00e0 e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. La convinzione poi della esigenza di autonomia dell\u2019economia, che non deve accettare \u201cinfluenze\u201d di carattere morale, ha spinto l\u2019uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo. A lungo andare, queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che hanno conculcato la libert\u00e0 della persona e dei corpi sociali e che, proprio per questo, non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano. Come ho affermato nella mia Enciclica\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Spe salvi<\/a><\/em>, in questo modo si toglie dalla storia la<em>\u00a0speranza cristiana\u00a0<\/em>[<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn86\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">86<\/a>], che \u00e8 invece una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale, cercato nella libert\u00e0 e nella giustizia. La speranza incoraggia la ragione e le d\u00e0 la forza di orientare la volont\u00e0 [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn87\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">87<\/a>]. \u00c8 gi\u00e0 presente nella fede, da cui anzi \u00e8 suscitata. La carit\u00e0 nella verit\u00e0 se ne nutre e, nello stesso tempo, la manifesta. Essendo dono di Dio assolutamente gratuito, irrompe nella nostra vita come qualcosa di non dovuto, che trascende ogni legge di giustizia. Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola \u00e8 l\u2019eccedenza. Esso ci precede nella nostra stessa anima quale segno della presenza di Dio in noi e della sua attesa nei nostri confronti. La verit\u00e0, che al pari della carit\u00e0 \u00e8 dono, \u00e8 pi\u00f9 grande di noi, come insegna sant\u2019Agostino [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn88\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">88<\/a>]. Anche la verit\u00e0 di noi stessi, della nostra coscienza personale, ci \u00e8 prima di tutto \u201cdata\u201d. In ogni processo conoscitivo, in effetti, la verit\u00e0 non \u00e8 prodotta da noi, ma sempre trovata o, meglio, ricevuta. Essa, come l\u2019amore, \u00ab non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo si impone all\u2019essere umano \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn89\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">89<\/a>].<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dono ricevuto da tutti, la carit\u00e0 nella verit\u00e0 \u00e8 una forza che costituisce la comunit\u00e0, unifica gli uomini secondo modalit\u00e0 in cui non ci sono barriere n\u00e9 confini. La comunit\u00e0 degli uomini pu\u00f2 essere costituita da noi stessi, ma non potr\u00e0 mai con le sole sue forze essere una comunit\u00e0 pienamente fraterna n\u00e9 essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunit\u00e0 veramente universale: l\u2019unit\u00e0 del genere umano, una comunione fraterna oltre ogni divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore. Nell\u2019affrontare questa decisiva questione, dobbiamo precisare, da un lato, che la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall\u2019esterno e, dall\u2019altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al\u00a0<em>principio di gratuit\u00e0<\/em>\u00a0come espressione di fraternit\u00e0.<\/p>\n<p><a name=\"35\"><\/a>35. Il<em>\u00a0mercato<\/em>, se c\u2019\u00e8 fiducia reciproca e generalizzata, \u00e8 l\u2019istituzione economica che permette l\u2019incontro tra le persone, in quanto operatori economici che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti e che scambiano beni e servizi tra loro fungibili, per soddisfare i loro bisogni e desideri. Il mercato \u00e8 soggetto ai principi della cosiddetta<em>\u00a0giustizia commutativa<\/em>, che regola appunto i rapporti del dare e del ricevere tra soggetti paritetici. Ma la dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l\u2019importanza della\u00a0<em>giustizia distributiva<\/em>\u00a0e della<em>giustizia sociale<\/em>\u00a0per la stessa economia di mercato, non solo perch\u00e9 inserita nelle maglie di un contesto sociale e politico pi\u00f9 vasto, ma anche per la trama delle relazioni in cui si realizza. Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell\u2019equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare.<em>\u00a0Senza forme interne di solidariet\u00e0 e di fiducia reciproca, il mercato non pu\u00f2 pienamente espletare la propria funzione economica<\/em>. Ed oggi \u00e8 questa fiducia che \u00e8 venuta a mancare, e la perdita della fiducia \u00e8 una perdita grave.<\/p>\n<p>Opportunamente\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paolo VI<\/a>\u00a0nella<em>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Populorum progressio<\/a>\u00a0<\/em>sottolineava il fatto che lo stesso sistema economico avrebbe tratto vantaggio da pratiche generalizzate di giustizia, in quanto i primi a trarre beneficio dallo sviluppo dei Paesi poveri sarebbero stati quelli ricchi [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn90\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">90<\/a>]. Non si trattava solo di correggere delle disfunzioni mediante l\u2019assistenza. I poveri non sono da considerarsi un \u00ab fardello \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn91\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">91<\/a>], bens\u00ec una risorsa anche dal punto di vista strettamente economico. \u00c8 tuttavia da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l\u2019economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povert\u00e0 e di sottosviluppo per poter funzionare al meglio. \u00c8 interesse del mercato promuovere emancipazione, ma per farlo veramente non pu\u00f2 contare solo su se stesso, perch\u00e9 non \u00e8 in grado di produrre da s\u00e9 ci\u00f2 che va oltre le sue possibilit\u00e0. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarle.<\/p>\n<p><a name=\"36\"><\/a>36. L\u2019attivit\u00e0 economica non pu\u00f2 risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della<em>\u00a0logica mercantile<\/em>. Questa va<em>\u00a0finalizzata al perseguimento del bene comune<\/em>, di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunit\u00e0 politica. Pertanto, va tenuto presente che \u00e8 causa di gravi scompensi separare l\u2019agire economico, a cui spetterebbe solo produrre ricchezza, da quello politico, a cui spetterebbe di perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione.<\/p>\n<p>La Chiesa ritiene da sempre che l\u2019agire economico non sia da considerare antisociale. Il mercato non \u00e8, e non deve perci\u00f2 diventare, di per s\u00e9 il luogo della sopraffazione del forte sul debole. La societ\u00e0 non deve proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di quest\u2019ultimo comportasse\u00a0<em>ipso facto\u00a0<\/em>la morte dei rapporti autenticamente umani. \u00c8 certamente vero che il mercato pu\u00f2 essere orientato in modo negativo, non perch\u00e9 sia questa la sua natura, ma perch\u00e9 una certa ideologia lo pu\u00f2 indirizzare in tal senso. Non va dimenticato che il mercato non esiste allo stato puro. Esso trae forma dalle configurazioni culturali che lo specificano e lo orientano. Infatti, l\u2019economia e la finanza, in quanto strumenti, possono esser mal utilizzati quando chi li gestisce ha solo riferimenti egoistici. Cos\u00ec si pu\u00f2 riuscire a trasformare strumenti di per s\u00e9 buoni in strumenti dannosi. Ma \u00e8 la ragione oscurata dell\u2019uomo a produrre queste conseguenze, non lo strumento di per s\u00e9 stesso. Perci\u00f2 non \u00e8 lo strumento a dover essere chiamato in causa ma l\u2019uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilit\u00e0 personale e sociale.<\/p>\n<p>La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialit\u00e0, di solidariet\u00e0 e di reciprocit\u00e0, anche all\u2019interno dell\u2019attivit\u00e0 economica e non soltanto fuori di essa o \u00ab dopo \u00bb di essa. La sfera economica non \u00e8 n\u00e9 eticamente neutrale n\u00e9 di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo e, proprio perch\u00e9 umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente.<\/p>\n<p>La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor pi\u00f9 esigente dalla crisi economico-finanziaria, \u00e8 di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell\u2019etica sociale, quali la trasparenza, l\u2019onest\u00e0 e la responsabilit\u00e0 non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei\u00a0<em>rapporti mercantili\u00a0<\/em>il<em>\u00a0principio di gratuit\u00e0<\/em>\u00a0e la logica del dono come espressione della fraternit\u00e0 possono e devono<em>\u00a0trovare posto entro la normale attivit\u00e0 economica<\/em>. Ci\u00f2 \u00e8 un\u2019esigenza dell\u2019uomo nel momento attuale, ma anche un\u2019esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carit\u00e0 e della verit\u00e0.<\/p>\n<p><a name=\"37\"><\/a>37. La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la<em>\u00a0giustizia riguarda tutte le fasi dell\u2019attivit\u00e0 economica<\/em>, perch\u00e9 questa ha sempre a che fare con l\u2019uomo e con le sue esigenze. Il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo e tutte le altre fasi del ciclo economico hanno ineluttabilmente implicazioni morali.\u00a0<em>Cos\u00ec ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale<\/em>. Tutto questo trova conferma anche nelle scienze sociali e nelle tendenze dell\u2019economia contemporanea. Forse un tempo era pensabile affidare dapprima all\u2019economia la produzione di ricchezza per assegnare poi alla politica il compito di distribuirla. Oggi tutto ci\u00f2 risulta pi\u00f9 difficile, dato che le attivit\u00e0 economiche non sono costrette entro limiti territoriali, mentre l\u2019autorit\u00e0 dei governi continua ad essere soprattutto locale. Per questo, i canoni della giustizia devono essere rispettati sin dall\u2019inizio, mentre si svolge il processo economico, e non gi\u00e0 dopo o lateralmente. Inoltre, occorre che nel mercato si aprano spazi per attivit\u00e0 economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ci\u00f2 stesso rinunciare a produrre valore economico. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ci\u00f2 \u00e8 concretamente possibile.<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca della globalizzazione l\u2019economia risente di modelli competitivi legati a culture tra loro molto diverse. I comportamenti economico-imprenditoriali che ne derivano trovano prevalentemente un punto d\u2019incontro nel rispetto della giustizia commutativa. La<em>\u00a0vita economica<\/em>\u00a0ha senz\u2019altro bisogno del\u00a0<em>contratto<\/em>, per regolare i rapporti di scambio tra valori equivalenti. Ma ha altres\u00ec bisogno di\u00a0<em>leggi giuste<\/em>\u00a0e di\u00a0<em>forme di ridistribuzione<\/em>\u00a0guidate dalla politica, e inoltre di opere che rechino impresso lo<em>\u00a0spirito del dono<\/em>. L\u2019economia globalizzata sembra privilegiare la prima logica, quella dello scambio contrattuale, ma direttamente o indirettamente dimostra di aver bisogno anche delle altre due, la logica politica e la logica del dono senza contropartita.<\/p>\n<p><a name=\"38\"><\/a>38. Il mio predecessore\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giovanni Paolo II<\/a>\u00a0aveva segnalato questa problematica, quando nella<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1214\/_INDEX.HTM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Centesimus annus<\/a><\/em>\u00a0aveva rilevato la necessit\u00e0 di un sistema a tre soggetti: il<em>\u00a0mercato<\/em>, lo\u00a0<em>Stato\u00a0<\/em>e la\u00a0<em>societ\u00e0\u00a0<\/em>civile [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn92\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">92<\/a>]. Egli aveva individuato nella societ\u00e0 civile l\u2019ambito pi\u00f9 proprio di un\u2019<em>economia della gratuit\u00e0<\/em>\u00a0e della fraternit\u00e0, ma non aveva inteso negarla agli altri due ambiti. Oggi possiamo dire che la vita economica deve essere compresa come una realt\u00e0 a pi\u00f9 dimensioni: in tutte, in diversa misura e con modalit\u00e0 specifiche, deve essere presente l\u2019aspetto della reciprocit\u00e0 fraterna. Nell\u2019epoca della globalizzazione, l\u2019attivit\u00e0 economica non pu\u00f2 prescindere dalla gratuit\u00e0, che dissemina e alimenta la solidariet\u00e0 e la responsabilit\u00e0 per la giustizia e il bene comune nei suoi vari soggetti e attori. Si tratta, in definitiva, di una forma concreta e profonda di democrazia economica. La solidariet\u00e0 \u00e8 anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn93\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">93<\/a>], quindi non pu\u00f2 essere delegata solo allo Stato. Mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuit\u00e0 intervenisse dopo come un complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuit\u00e0 non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia. Serve, pertanto, un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunit\u00e0, imprese che perseguono fini istituzionali diversi. Accanto all\u2019impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. \u00c8 dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si pu\u00f2 attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d\u2019impresa e dunque un\u2019attenzione sensibile alla<em>\u00a0civilizzazione dell\u2019economia<\/em>. Carit\u00e0 nella verit\u00e0, in questo caso, significa che bisogna dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso.<\/p>\n<p><a name=\"39\"><\/a>39.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paolo VI<\/a>\u00a0nella\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Populorum progressio<\/a><\/em>\u00a0chiedeva di configurare\u00a0<em>un modello di economia di mercato capace di includere, almeno tendenzialmente, tutti i popoli e non solamente quelli adeguatamente attrezzati<\/em>. Chiedeva che ci si impegnasse a promuovere un mondo pi\u00f9 umano per tutti, un mondo nel quale tutti avessero \u00ab qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn94\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">94<\/a>]. Egli in questo modo estendeva al piano universale le stesse richieste e aspirazioni contenute nella<em>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rerum novarum<\/a><\/em>, scritta quando per la prima volta, in conseguenza della rivoluzione industriale, si afferm\u00f2 l\u2019idea \u2014 sicuramente avanzata per quel tempo \u2014 che l\u2019ordine civile per reggersi aveva bisogno anche dell\u2019intervento ridistributivo dello Stato. Oggi questa visione, oltre a essere posta in crisi dai processi di apertura dei mercati e delle societ\u00e0, mostra di essere incompleta per soddisfare le esigenze di un\u2019economia pienamente umana. Quanto la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto a partire dalla sua visione dell\u2019uomo e della societ\u00e0 oggi \u00e8 richiesto anche dalle dinamiche caratteristiche della globalizzazione.<\/p>\n<p>Quando la logica del mercato e quella dello Stato si accordano tra loro per continuare nel monopolio dei rispettivi ambiti di influenza, alla lunga vengono meno la solidariet\u00e0 nelle relazioni tra i cittadini, la partecipazione e l\u2019adesione, l\u2019agire gratuito, che sono altra cosa rispetto al \u201cdare per avere\u201d, proprio della logica dello scambio, e al \u201cdare per dovere\u201d, proprio della logica dei comportamenti pubblici, imposti per legge dallo Stato. La vittoria sul sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio, non solo sui trasferimenti delle strutture assistenziali di natura pubblica, ma soprattutto sulla\u00a0<em>progressiva apertura, in contesto mondiale, a forme di attivit\u00e0 economica caratterizzate da quote di gratuit\u00e0 e di comunione<\/em>. Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialit\u00e0, mentre le forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella societ\u00e0 civile senza ridursi ad essa, creano socialit\u00e0. Il mercato della gratuit\u00e0 non esiste e non si possono disporre per legge atteggiamenti gratuiti. Eppure sia il mercato sia la politica hanno bisogno di persone aperte al dono reciproco.<\/p>\n<p><a name=\"40\"><\/a>40. Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono\u00a0<em>profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l\u2019impresa<\/em>. Vecchie modalit\u00e0 della vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all\u2019orizzonte. Uno dei rischi maggiori \u00e8 senz\u2019altro che l\u2019impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa investe e finisca cos\u00ec per ridurre la sua valenza sociale. Sempre meno le imprese, grazie alla crescita di dimensione ed al bisogno di sempre maggiori capitali, fanno capo a un imprenditore stabile che si senta responsabile a lungo termine, e non solo a breve, della vita e dei risultati della sua impresa, e sempre meno dipendono da un unico territorio. Inoltre la cosiddetta delocalizzazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva pu\u00f2 attenuare nell\u2019imprenditore il senso di responsabilit\u00e0 nei confronti di portatori di interessi, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l\u2019ambiente naturale e la pi\u00f9 ampia societ\u00e0 circostante, a vantaggio degli azionisti, che non sono legati a uno spazio specifico e godono quindi di una straordinaria mobilit\u00e0. Il mercato internazionale dei capitali, infatti, offre oggi una grande libert\u00e0 di azione. \u00c8 per\u00f2 anche vero che si sta dilatando la consapevolezza circa la necessit\u00e0 di una pi\u00f9 ampia \u201cresponsabilit\u00e0 sociale\u201d dell\u2019impresa. Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, \u00e8 un fatto che si va sempre pi\u00f9 diffondendo il convincimento in base al quale la\u00a0<em>gestione dell\u2019impresa non pu\u00f2 tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell\u2019impresa<\/em>: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunit\u00e0 di riferimento. Negli ultimi anni si \u00e8 notata la crescita di una classe cosmopolita di\u00a0<em>manager<\/em>, che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi. Anche oggi tuttavia vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre pi\u00f9 conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera.<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paolo VI<\/a>\u00a0invitava a valutare seriamente il danno che il trasferimento all\u2019estero di capitali a esclusivo vantaggio personale pu\u00f2 produrre alla propria Nazione [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn95\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">95<\/a>].\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giovanni Paolo II<\/a>\u00a0avvertiva che\u00a0<em>investire ha sempre un significato morale<\/em>, oltre che economico [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn96\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">96<\/a>]. Tutto questo \u2014 va ribadito \u2014 \u00e8 valido anche oggi, nonostante che il mercato dei capitali sia stato fortemente liberalizzato e le moderne mentalit\u00e0 tecnologiche possano indurre a pensare che investire sia solo un fatto tecnico e non anche umano ed etico. Non c\u2019\u00e8 motivo per negare che un certo capitale possa fare del bene, se investito all\u2019estero piuttosto che in patria. Devono per\u00f2 essere fatti salvi i vincoli di giustizia, tenendo anche conto di come quel capitale si \u00e8 formato e dei danni alle persone che comporter\u00e0 il suo mancato impiego nei luoghi in cui esso \u00e8 stato generato [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn97\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">97<\/a>]. Bisogna evitare che il motivo per<em>\u00a0l\u2019impiego delle risorse finanziarie\u00a0<\/em>sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilit\u00e0 dell\u2019impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all\u2019economia reale e l\u2019attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo. Non c\u2019\u00e8 nemmeno motivo di negare che la delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita. Il lavoro e la conoscenza tecnica sono un bisogno universale. Non \u00e8 per\u00f2 lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento, senza apportare alla societ\u00e0 locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile.<\/p>\n<p><a name=\"41\"><\/a>41. Nel contesto di questo discorso \u00e8 utile osservare che l\u2019<em>imprenditorialit\u00e0<\/em>\u00a0ha e deve sempre pi\u00f9 assumere un\u00a0<em>significato plurivalente<\/em>. La perdurante prevalenza del binomio mercato-Stato ci ha abituati a pensare esclusivamente all\u2019imprenditore privato di tipo capitalistico da un lato e al dirigente statale dall\u2019altro. In realt\u00e0, l\u2019imprenditorialit\u00e0 va intesa in modo articolato. Ci\u00f2 risulta da una serie di motivazioni metaeconomiche. L\u2019imprenditorialit\u00e0, prima di avere un significato professionale, ne ha uno umano [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn98\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">98<\/a>]. Essa \u00e8 inscritta in ogni lavoro, visto come \u00ab\u00a0<em>actus personae<\/em>\u00a0\u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn99\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">99<\/a>], per cui \u00e8 bene che a ogni lavoratore sia offerta la possibilit\u00e0 di dare il proprio apporto in modo che egli stesso \u00ab sappia di lavorare \u201cin proprio\u201d \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn100\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">100<\/a>]. Non a caso\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paolo VI<\/a>insegnava che \u00ab ogni lavoratore \u00e8 un creatore \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn101\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">101<\/a>]. Proprio per rispondere alle esigenze e alla dignit\u00e0 di chi lavora, e ai bisogni della societ\u00e0, esistono vari tipi di imprese, ben oltre la sola distinzione tra \u00ab privato \u00bb e \u00ab pubblico \u00bb. Ognuna richiede ed esprime una capacit\u00e0 imprenditoriale specifica. Al fine di realizzare un\u2019economia che nel prossimo futuro sappia porsi al servizio del bene comune nazionale e mondiale, \u00e8 opportuno tenere conto di questo significato esteso di imprenditorialit\u00e0. Questa concezione pi\u00f9 ampia favorisce lo scambio e la formazione reciproca tra le diverse tipologie di imprenditorialit\u00e0, con travaso di competenze dal mondo<em>\u00a0non profit\u00a0<\/em>a quello\u00a0<em>profit<\/em>\u00a0e viceversa, da quello pubblico a quello proprio della societ\u00e0 civile, da quello delle economie avanzate a quello dei Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Anche l\u2019<em>autorit\u00e0 politica<\/em>\u00a0ha un\u00a0<em>significato plurivalente<\/em>, che non pu\u00f2 essere dimenticato, mentre si procede alla realizzazione di un nuovo ordine economico-produttivo, socialmente responsabile e a misura d\u2019uomo. Come si intende coltivare un\u2019imprenditorialit\u00e0 differenziata sul piano mondiale, cos\u00ec si deve promuovere un\u2019autorit\u00e0 politica distribuita e attivantesi su pi\u00f9 piani. L\u2019economia integrata dei giorni nostri non elimina il ruolo degli Stati, piuttosto ne impegna i Governi ad una pi\u00f9 forte collaborazione reciproca. Ragioni di saggezza e di prudenza suggeriscono di non proclamare troppo affrettatamente la fine dello Stato. In relazione alla soluzione della crisi attuale, il suo ruolo sembra destinato a crescere, riacquistando molte delle sue competenze. Ci sono poi delle Nazioni in cui la costruzione o ricostruzione dello Stato continua ad essere un elemento chiave del loro sviluppo<em>. L\u2019aiuto internazionale<\/em>\u00a0proprio all\u2019interno di un progetto solidaristico mirato alla soluzione degli attuali problemi economici dovrebbe piuttosto sostenere il consolidamento di sistemi costituzionali, giuridici, amministrativi nei Paesi che non godono ancora pienamente di questi beni. Accanto agli aiuti economici, devono esserci quelli volti a rafforzare le garanzie proprie dello\u00a0<em>Stato di diritto<\/em>, un sistema di ordine pubblico e di carcerazione efficiente nel rispetto dei diritti umani, istituzioni veramente democratiche. Non \u00e8 necessario che lo Stato abbia dappertutto le medesime caratteristiche: il sostegno ai sistemi costituzionali deboli affinch\u00e9 si rafforzino pu\u00f2 benissimo accompagnarsi con lo sviluppo di altri soggetti politici, di natura culturale, sociale, territoriale o religiosa, accanto allo Stato. L\u2019articolazione dell\u2019autorit\u00e0 politica a livello locale, nazionale e internazionale \u00e8, tra l\u2019altro, una delle vie maestre per arrivare ad essere in grado di orientare la globalizzazione economica. \u00c8 anche il modo per evitare che essa mini di fatto i fondamenti della democrazia.<\/p>\n<p><a name=\"42\"><\/a>42. Talvolta nei riguardi della\u00a0<em>globalizzazione\u00a0<\/em>si notano atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volont\u00e0 umana [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn102\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">102<\/a>]. \u00c8 bene ricordare a questo proposito che la globalizzazione va senz\u2019altro intesa come un processo socio-economico, ma questa non \u00e8 l\u2019unica sua dimensione. Sotto il processo pi\u00f9 visibile c\u2019\u00e8 la realt\u00e0 di un\u2019umanit\u00e0 che diviene sempre pi\u00f9 interconnessa; essa \u00e8 costituita da persone e da popoli a cui quel processo deve essere di utilit\u00e0 e di sviluppo [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn103\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">103<\/a>], grazie all\u2019assunzione da parte tanto dei singoli quanto della collettivit\u00e0 delle rispettive responsabilit\u00e0. Il superamento dei confini non \u00e8 solo un fatto materiale, ma anche culturale nelle sue cause e nei suoi effetti. Se si legge deterministicamente la globalizzazione, si perdono i criteri per valutarla ed orientarla. Essa \u00e8 una realt\u00e0 umana e pu\u00f2 avere a monte vari orientamenti culturali sui quali occorre esercitare il discernimento. La verit\u00e0 della globalizzazione come processo e il suo criterio etico fondamentale sono dati dall\u2019unit\u00e0 della famiglia umana e dal suo sviluppo nel bene. Occorre quindi impegnarsi incessantemente per<em>favorire un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza, del processo di integrazione planetaria<\/em>.<\/p>\n<p>Nonostante alcune sue dimensioni strutturali che non vanno negate ma nemmeno assolutizzate, \u00ab la globalizzazione,\u00a0<em>a priori<\/em>, non \u00e8 n\u00e9 buona n\u00e9 cattiva. Sar\u00e0 ci\u00f2 che le persone ne faranno \u00bb [<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#_ftn104\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">104<\/a>]. Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carit\u00e0 e dalla verit\u00e0. Opporvisi ciecamente sarebbe un atteggiamento sbagliato, preconcetto, che finirebbe per ignorare un processo contrassegnato anche da aspetti positivi, con il rischio di perdere una grande occasione di inserirsi nelle molteplici opportunit\u00e0 di sviluppo da esso offerte. I processi di globalizzazione, adeguatamente concepiti e gestiti, offrono la possibilit\u00e0 di una grande ridistribuzione della ricchezza a livello planetario come in precedenza non era mai avvenuto; se mal gestiti, possono invece far crescere povert\u00e0 e disuguaglianza, nonch\u00e9 contagiare con una crisi l\u2019intero mondo. Bisogna<em>\u00a0correggerne le disfunzioni<\/em>, anche gravi, che introducono nuove divisioni tra i popoli e dentro i popoli e fare in modo che la ridistribuzione della ricchezza non avvenga con una ridistribuzione della povert\u00e0 o addirittura con una sua accentuazione, come una cattiva gestione della situazione attuale potrebbe farci temere. Per molto tempo si \u00e8 pensato che i popoli poveri dovessero rimanere ancorati a un prefissato stadio di sviluppo e dovessero accontentarsi della filantropia dei popoli sviluppati. Contro questa mentalit\u00e0 ha preso posizione\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paolo VI<\/a>\u00a0nella<em>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Populorum progressio<\/a><\/em>. Oggi le forze materiali utilizzabili per far uscire quei popoli dalla miseria sono potenzialmente maggiori di un tempo, ma di esse hanno finito per avvalersi prevalentemente gli stessi popoli dei Paesi sviluppati, che hanno potuto sfruttare meglio il processo di liberalizzazione dei movimenti di capitali e del lavoro. La diffusione delle sfere di benessere a livello mondiale non va, dunque, frenata con progetti egoistici, protezionistici o dettati da interessi particolari. Infatti il coinvolgimento dei Paesi emergenti o in via di sviluppo, permette oggi di meglio gestire la crisi. La transizione insita nel processo di globalizzazione presenta grandi difficolt\u00e0 e pericoli, che potranno essere superati solo se si sapr\u00e0 prendere coscienza di quell\u2019anima antropologica ed etica, che dal profondo sospinge la globalizzazione stessa verso traguardi di umanizzazione solidale. Purtroppo tale anima \u00e8 spesso soverchiata e compressa da prospettive etico-culturali di impostazione individualistica e utilitaristica. La globalizzazione \u00e8 fenomeno multidimensionale e polivalente, che esige di essere colto nella diversit\u00e0 e nell\u2019unit\u00e0 di tutte le sue dimensioni, compresa quella teologica. Ci\u00f2 consentir\u00e0 di vivere ed<em>\u00a0orientare la globalizzazione dell\u2019umanit\u00e0 in termini di relazionalit\u00e0, di comunione e di condivisione<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari amici, vi ricordo il nostro prossimo incontro di\u00a0marted\u00ec 5 marzo alle ore 19:00,\u00a0presso la sede di Civilt\u00e0 Cattolica in Via di Porta Pinciana 1. Affronteremo la discussione del terzo capitolo della Caritas in Veritate, che vi allego. Cari saluti Attilio Tranquilli CAPITOLO TERZO FRATERNIT\u00c0, SVILUPPO ECONOMICO E SOCIET\u00c0 CIVILE &nbsp; 34. La\u00a0carit\u00e0 nella verit\u00e0\u00a0pone l\u2019uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuit\u00e0 \u00e8 presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell\u2019esistenza. 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