+ Andrea Migliavacca
Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
Il presbiterio della Cattedrale di Arezzo, dove sono vescovo, studiato e realizzato dallo scultore Giuliano Vangi, presenta all’ambone una realtà convessa nella quale, a modo di bassorilievo, si intravvede il Cristo morto; la forma dell’ambone però, con la sua apertura, rappresenta il sepolcro aperto e vuoto. Alla destra una figura di angelo è nell’atteggiamento del proferir parola, di essere annunciatore e quindi testimone di quel sepolcro vuoto, della Risurrezione di Gesù, della Pasqua.
E’ un elemento significativo nell’insieme del presbiterio perché rappresenta che il luogo della Parola, l’ambone, è il momento liturgico dell’annuncio della vita, della Risurrezione, della Pasqua in ogni Parola che li viene proclamata.
Sono questi gli elementi che caratterizzano l’annuncio di Pasqua ancora oggi.
Anzitutto un sepolcro che, come ci dicono i vangeli della Resurrezione, al mattino di Pasqua, quando ancora era buio, viene trovato aperto e vuoto da parte delle donne che erano andate a far visita ad un morto.
Il sepolcro è tutta la nostra vita, l’orizzonte del mondo, le pene dell’umanità. Sono in un sepolcro perché lì sono racchiuse le sofferenze di ogni cuore e le ingiustizie e le violenze che, soprattutto di questi tempi, vengono perpetrate con dispregio del rispetto della dignità umana di ogni uomo e di ogni donna. In quel sepolcro ci siamo un po’ anche noi feriti da un mondo ingiusto e anche dalle nostre inconsistenze, dai fallimenti, dalle preoccupazioni e dal nostro peccato. La Pasqua è annuncio che parte proprio da lì, da un sepolcro che racchiude ogni nostro scheletro e mortalità, ma che sorprendentemente viene aperto e rischiarato dalla luce di Dio, dalla luce dell’amore del Padre.
Non si nega il sepolcro e i segni di morte che lì vengono racchiusi, ma si annuncia che proprio quel sepolcro che raccoglie ogni tristezza e ferita, ogni ingiustizia e violenza, ogni incoerenza e peccato diventa il luogo che, visitato dall’amore di Dio, dalla luce della vita, vive una risurrezione che è novità di sguardo, di pensiero, di parola, di testimonianza.
La Pasqua parla anzitutto di un sepolcro… ma ormai aperto e vuoto.
Il secondo elemento è la presenza dell’angelo che annuncia la novità della Pasqua, la notizia della vita.
Egli ci ricorda che la realtà di quel sepolcro visitato dall’amore di Dio, e ora vuoto, è notizia da far risuonare nella vita e nel mondo di oggi.
Abbiamo bisogno dell’angelo che dica a me, a te, a ciascuno di noi che la vita ha vinto la morte, che ha sconfitto il nostro peccato e le nostre tristezze, che ha superato le nostre fragilità e le nostre ferite. E a noi, a me, a tutti… viene portata la notizia di una vita nuova.
Abbiamo bisogno dell’angelo che porti consolazione e speranza alle popolazioni ferite dalla guerra, dalle ingiustizie di ogni sorta, dalla sopraffazione del più potente sul più debole. Ci sono ferite da medicare e persone da difendere, ci sono strade di riconciliazione da costruire e ponti di incontro da sostenere e la notizia di Pasqua può essere annuncio di una possibilità di pace che non è frutto dell’intesa umana, ma dono di un mattino pieno di luce, quel mattino del Risorto e chiede al nostro cuore di aprirsi per accogliere la bella notizia.
E’ l’ambone, il luogo dell’annuncio della Parola ed è lo spazio liturgico dove il lettore e chi presiede prendono posto per la proclamazione della Parola di Dio e del vangelo del Risorto.
Quell’ambone chiama ciascuno di noi a diventare annunciatori di pagine di Vangelo, di novità di vita, di storie di risurrezione, della presenza del Signore Gesù risorto e vivo.
San Francesco, di cui questo anno ricorrono gli 800 anni dalla morte, dal transito, ci ricorda che il Vangelo si annuncia con la vita e se poi dovesse servire anche con le parole.
Così siamo chiamati a diventare come quell’angelo e come San Francesco, annunciatori della notizia di Pasqua con la nostra testimonianza: facendoci noi portatori di storie di vita e testimoniando che la nostra è vita risorta, riconciliata, amata, benedetta, nella carità.
I contenuti della ricca tradizione della dottrina sociale della Chiesa sono eco di questo annuncio di Pasqua, di un mondo rinnovato alla luce del vangelo, di una contemporaneità che ci chiede di portare oggi una parola che sappia illuminare le vicende e i problemi attuali.
Solo così potremo celebrare la Risurrezione e augurarci, con autenticità, la Buona Pasqua, tra di noi, fratelli tutti.
Per gentile concessione di: Ufficio Stampa Diocesi di Arezzo

Giuliano Vangi, ambone del Duomo di Arezzo.

Presbiterio del Duomo di Arezzo