Nel nome di Cristo Nostra Pace

La collaborazione pastorale tra la Chiesa greco-cattolica ucraina di Madonna di Zhyrovyci e Santi Martiri Sergio e Bacco e la parrocchia cattolica romana di Santa Maria ai Monti si sviluppa in un contesto di autentica comunione ecclesiale. Siamo sulla stessa piazza dello storico rione Monti a Roma.

Sebbene appartengano a tradizioni liturgiche diverse — il rito bizantino per la comunità ucraina e il rito romano per la Chiesa latina — entrambe riconoscono la stessa fede e obbedienza al Papa, Vescovo di Roma. La chiesa ucraina è al tempo stesso un luogo di culto per la comunità ucraina e un segno visibile dell’incontro tra Oriente e Occidente. La collaborazione tra le due parrocchie si esprime concretamente e prima di ogni altra cosa nella preghiera, celebrazioni liturgiche condivise, soprattutto in occasioni solenni come la Domenica delle Palme, la Pasqua, la Pentecoste o momenti di preghiera per la pace, iniziative caritative a favore dei più bisognosi — in particolare dei profughi ucraini — e nella partecipazione a progetti pastorali comuni con la diocesi di Roma. Questo dialogo fraterno tra i due riti dimostra la ricchezza e la varietà della Chiesa cattolica di Roma, capace di valorizzare la diversità come espressione della sua universalità.

Come già accennato, sono i poveri il terreno più comune nel quale si svolge la nostra collaborazione.

Ci domandiamo spesso, chi sono i poveri oggi?  Prima di tutto sono coloro che stanno sempre con noi:”

 I poveri, infatti, li avete sempre con voi” (Mt 26,11). Sono uomini e donne, nomi e cognomi, e rappresentano esattamente come la Parola di Dio, una spada a doppio taglio che penetra nella coscienza civile e cristiana di ognuno di noi; sono lo scandalo perenne di una società moderna che ha costruito il suo “accampamento” lo ha cinto di mura invalicabili e si è lasciata alle spalle, cinicamente, di nascosto e senza pietà un mucchio di pietre scartate. Sono ad esempio quelle persone che qui nel rione abbiamo aiutato insieme nei mesi della pandemia, quando sono emerse inaspettate povertà. Vorremmo mettere in evidenza una differenza diremmo storica; ieri i poveri erano coloro, anche intere popolazioni che nascevano e vivevano nelle periferie del mondo, in paesi sempre in guerra, e dove anche la natura sembrava non avere misericordia. Si nasceva poveri, e molto spesso poveri si moriva. Oggi in moltissimi casi, si diventa poveri; nel nostro mondo urbanizzato, anche qui a Roma nel centro storico. La solitudine delle grandi megalopoli rende poveri gli anziani, i legami sempre più fragili delle famiglie possono rendere all’improvviso, povero un coniuge. In una città dove c’è la Chiesa di Roma che si distingue storicamente per la carità e dove sono vissuti innumerevoli santi “sociali”, la presenza dei poveri è uno scandalo ancora più intollerabile. C’è un malessere che cresce. È sotto gli occhi di tutti il cosiddetto popolo dei senza dimora, catalogati «in povertà estrema». Constatiamo anche il barbonismo domestico, persone che hanno una casa di proprietà ma sono totalmente sole, spesso con problemi psichiatrici. 

 

E poi c’è la guerra in Ucraina le cui conseguenze drammatiche arrivano fino nel cuore delle nostre parrocchie. Sembra di assistere ad un film quando nella preghiera dei fedeli si prega per: “i nostri ragazzi al fronte” oppure quando si raccolgono le coperte per l’inverno dei soldati. Eppure, è una triste realtà; ogni giovedì da tre anni nei locali di Santa Maria ai Monti centinaia di donne ucraine vengono per chiedere aiuto, alimenti, vestiario, medicine, denari, da inviare in Ucraina.  Chiedono però prima di tutto pace.

La lettura diciamo geopolitica che noi diamo alla guerra in corso non è esattamente la stessa come si può ben immaginare; diverse sono le prospettive e diverse sono naturalmente le conseguenze dirette e indirette, ma unica è la preghiera per la pace, il nostro impegno per essa.

Noi crediamo che Cristo nostra Pace trasformerà “le spade in vomeri, le lance in falci, un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra”come dice Isaia e come è scritto nel frontespizio del Palazzo dell’ONU. Da secoli tutti affermano di fare la guerra per difendere il bene e la giustizia. In realtà la guerra serve a salvaguardare precisi interessi. La pace è la nostra vocazione, una aspirazione che abita nel cuore di tutti, e che deve ispirare ogni azione politica. Noi crediamo che nel mondo complesso e plurale in cui ci troviamo, non si può costruire la riconciliazione se non partendo da un punto comune: la condanna, il rigetto di ogni tipo di guerra.

Don Kostiuk Liubornyr, Parroco della Cattedrale dei Santi Martiri Sergio e Bacco (Roma)

Monsignor Francesco Pesce, Parroco di Santa Maria a Monti (Roma) ed Assistente Ecclesiastico del Gruppo di Roma della FCAPP