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Trasmissione “Buongiorno inBlu2000” – puntata del 22/04/2025 

Intervista di Chiara Placenti a Paolo Garonna presidente della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice

Intervistatrice: Buongiorno e bentrovato a Paolo Garonna, economista e presidente dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice.

La fondazione da sempre è impegnata per un progetto, un cammino di una nuova economia che guardi al bene comune, ad una società più sostenibile e solidale e questi sono tutti obiettivi e impegni di quello che hanno poi rappresentato il magistero di Papa Francesco, convinto che cura del creato e nuova economia fossero antidoti alle sofferenze ma anche alle guerre.

Paolo Garonna: Certamente. La Fondazione si chiama Centesimus Annus Pro Pontifice. Centesimus Annus perché istituita da Giovanni Paolo II nel centenario della Rerum Novarum, di Leone XIII, l’Enciclica che diede avvio alla Dottrina Sociale della Chiesa (DSC).  Pro Pontifice perché siamo al servizio diretto del Pontefice, abbiamo un rapporto speciale con lui. Ecco perché la perdita di questo Papa ci procura un grande dolore, perché abbiamo una vicinanza a lui quasi fisica. E poi anche per i temi del Magistero di Francesco di cui noi ci occupiamo, che sono quelli della Dottrina Sociale della Chiesa, temi sui quali Francesco è stato un grande innovatore. Si è parlato giustamente di un pontificato “rivoluzionario”, io direi più correttamente che si è trattato di un pontificato profondamente riformatore, perché nello spirito della DSC il cambiamento del Pontificato di Francesco non è rivoluzione e non è conservazione, ma cambiamento riformatore senza fratture, senza traumi e senza soluzioni di continuità. Io credo sia stato questo il messaggio e lo stile più generale del pontificato di Papa Francesco.

Intervistatrice: Spesso quando si guarda alle indicazioni e ai richiami che sono arrivati da Papa Francesco proprio in tema di DSC, da parte di analisti di politica e di economia, si è detto talora che quelli di Francesco sono richiami utopici, ma che poi vanno calati nelle realtà. È possibile calare quelle indicazioni e quei richiami nella realtà contemporanea?

Paolo Garonna: Assolutamente sì. Si può e si deve farlo. Questo io credo sia stato l’impegno principale del Papa, che ha esteso la logica della DSC con applicazioni in tutte le direzioni. Pensiamo all’estensione del dialogo tra gli esseri umani al dialogo con tutta la creazione, l’ambiente, la natura. Quindi sulle orme di San Francesco d’Assisi, dobbiamo spingere il dialogo con gli uccelli, il dialogo con il sole e la luna, perché tutta la creazione è opera di Dio e tutta la creazione, che è ormai ampiamente antropizzata dall’intervento dell’uomo, va anche umanizzata dalla responsabilità dell’uomo. Queste estensioni sono state molto importanti. Pensiamo alla nuova teologia del dialogo che Papa Francesco ha valorizzato. Dià-logos: il che significa che nel dialogo c’è Dio. Nelle sue ultime catechesi svolge che io trovo una riflessione anche commovente del fatto che in ogni incontro umano ci sia Dio presente, il che spiega perché in ogni incontro umano alla fine c’è sempre una sorpresa, c’è innovazione, c’è capacità di adattarsi al cambiamento. Questo credo che sia un messaggio molto importante per i tempi in cui viviamo, che sono tempi di radicale trasformazione: soltanto attraverso il dialogo, oggi possiamo trovare una soluzione ai problemi del cambiamento. Il dialogo porta soluzione ai problemi, il dialogo è la soluzione dei problemi.

Intervistatrice: Già quest’anno, anno del Giubileo, sarebbe stato anche per voi, per il percorso che avete definito, un anno intenso, di riflessione e attivazione rispetto all’insegnamento sociale della Chiesa.

Paolo Garonna: Lo resta, è un anno cruciale che noi porteremo avanti nello spirito e nell’insegnamento di Papa Francesco. Questo insegnamento lo abbiamo al centro della nostra conferenza internazionale che si terrà nel mese di maggio, dedicata proprio alle tematiche complesse ed attuali dei fondamenti etici della governance globale. Quindi che cosa fare e come fare qualcosa per risanare il debito dei paesi vulnerabili, un tema che va al cuore dell’essenza stessa del Giubileo. Su questo noi abbiamo avviato un percorso di riflessione e di confronto critico. Lo stesso dicasi del multilateralismo. Come rendere il multilateralismo di nuovo attale, che è un grande valore umano e cristiano, che è stato alla base del lungo periodo di pace e di prosperità relativa che abbiamo vissuto nel dopoguerra. Questo multilateralismo oggi è in crisi, e va rimesso in piedi don riforme adeguate. Come poi avviare e progredire nell’integrazione a livello di grandi regioni del mondo. Francesco è stato il Papa dell’unità: ha sostenuto e sospinto l’unità in Europa, in Africa, in America latina, e persino in Asia dove è particolarmente difficile. Il suo ultimo viaggio in quel continente sulle orme di altri grandi Gesuiti come Francesco Saverio e Matteo Ricci è stato un viaggio profetico.

Intervistatrice: Agli ospiti di questa mattina, ai testimoni, analisti che ci vengono a trovare in questo speciale del “Buongiorno InBlu” chiedo sempre un ricordo personale di Papa Francesco. Quindi quale espressione, immagine che più le resta dentro.

Paolo Garonna: L’espressione personale quasi commovente che noi abbiamo dell’incontro con lui è quella della sua pazienza e del calore umano. Ogni anno ci siamo incontrati con Papa Francesco nel corso della nostra riunione internazionale. Un incontro in cui non solo Francesco ci rivolgeva un discorso denso di contenuti e di messaggi, ma in cui lui ha voluto stringere la mano a tutti, uno per uno, tutti i membri e gli stakeholder della Fondazione, eravamo quasi 300 persone e lui stringeva la mano a tutti, passando con noi un tempo incredibile. Io trovavo questo gesto personale commovente, perché non solo il Papa ci dava messaggi alti, importanti di dottrina e di saggezza, ma trovava il tempo di stringerci la mano, uno sguardo, una carezza ai bambini, un sorriso, qualche parola. Questa sua grande umanità è un ricordo personale molto vivo che io e i miei amici della Fondazione conserviamo di queste riunioni con lui.

Intervistatrice: a questo punto vi sentite ancora più investiti guardando anche alle parole commosse del messaggio del Presidente Mattarella, della responsabilità di fare, e di attuare i messaggi e gli insegnamenti di Papa Francesco?

Paolo Garonna: Francesco ha aperto molte vie. Spesso diceva che nell’incontro non è importante solo il risultato, ma è più importante l’avvio di un processo. Lui ha avviato tanti processi, e sta a noi ora portarli avanti. Alcune delle cose che stavano più a cuore a lui erano la conoscenza, l’education, l’istruzione. Francesco ha iniziato il Suo pontificato con la Veritatis Gaudium, che è una riforma in profondità delle Facoltà di teologia pontificie. E pochi giorni fa un’altra straordinaria riforma, quella dell’Accademia, cioè dell’istituzione che presiede alla formazione dei diplomatici del Vaticano. Ci sono eccellenti diplomatici in Vaticano e ne abbiamo bisogno. Quindi questa sua insistenza sulla necessità di creare le basi di conoscenza, di studio e ricerca, in materia di teologia e in materia di scienze politiche e sociali per poi fare bene le cose. Questa impostazione è una sfida per noi, perché noi operiamo nel sociale, nell’economia, nella finanza, nella politica e dobbiamo raccogliere il testimone e portare avanti i processi passando dalla riflessione all’azione. Nella nuova “Teologia del Mediterraneo”, avviata da papa Francesco dieci anni fa e che ha fatto enormi passi avanti fino al Manifesto di Marsiglia del 2023, nel dialogo interreligioso, nel dialogo abramitico tra le principali religioni del Mediterraneo, c’è una sfida importante per la nostra Fondazione, perché spetta a noi applicare i principi etici e teologici nelle realtà economiche sociali e politiche dei diversi Paesi, e cercare di arrivare a delle soluzioni politiche per affrontare e portare a soluzione i problemi dei conflitti e delle polarizzazioni che oggi affliggono questo grande mare e tutto il mondo.