Anna Maria Tarantola. Articolo in memoria di Papa Francesco. 

Il Lunedì dell’Angelo 2025 il Santo Padre, Papa Francesco, è tornato alla casa del Padre.

Nell’apprendere la notizia ho provato un grande dolore, il senso di una enorme perdita non solo personale ma di tutto il mondo. Papa Francesco è stato infatti una guida mondiale spirituale ed anche economica e politica che ha richiamato a gran voce la necessità di cambiare il nostro stile di vita e il modello di sviluppo per realizzare un mondo migliore equo, giusto, inclusivo, solidale, integralmente sostenibile e in pace.

Come consigliere della Centesimus e poi come presidente ho avuto la grande gioia di incontrarlo più volte nel corso delle udienze concesse ai partecipanti alle varie Conferenze Internazionali annuali e in tre occasioni in forma privata.

Ogni incontro ha suscitato in me un’emozione grande e lo stupore per la sua umanità e semplicità e per l’empatia che esprimeva. Era veramente sorprendente la sua capacità di mettersi pienamente in relazione con l’altro. Mi sono sentita capita e accolta. Nel tempo si è sviluppato un rapporto speciale che oserei definire quasi di amicizia.

Ho sempre colto insieme alla sua semplicità la fede incrollabile, la fiducia incondizionata nella “speranza che non delude mai” e che si deve fare azione, e la profondità del pensiero che si sono rivelati nelle tante indicazioni rivolte alla Fondazione e a me personalmente e che ho ritrovato nella lettura della sua Autobiografia “Spera”.

Mi piace ricordare sul piano personale alcuni aneddoti della Sua vita che ha voluto condividere con me. Parlando del comune dolore al ginocchio mi ha rivelato la paura per l’anestesia, che lo ha portato a decidere di non operarsi al ginocchio che pure gli faceva molto male. L’ultima volta che ci siamo visti, all’inizio di giugno 2024 parlando della passione del mio nipotino per il cacio, mi ha raccontato con gli occhi che gli brillavano la gioia della telefonata serale quotidiana, mai dimenticata, alla parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza durante la quale le suore gli facevano vedere i bambini che giocavano a calcio.

Ma soprattutto ricordo i tanti insegnamenti che il Papa ci ha dato a cominciare dall’invito rivolto alla Centesimus, il 13 maggio 2016, di “contribuire a generare nuovi modelli di progresso economico più direttamente orientati al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento nelle risorse umane”. Questo invito è stato ribadito l’8 giugno 2019; il Papa infatti ha affermato “Il compito che ci sta di fronte è di “cambiare il modello di sviluppo globale “(LS,194), aprendo un nuovo dialogo sul futuro del nostro pianeta (LS,14). Possano le vostre discussioni e il vostro impegno portare il frutto di contribuire ad una profonda trasformazione a tutti i livelli nelle nostre società contemporanee: individui, aziende, istituzioni e politiche”.

In anni più recenti il Papa ci ha invitato ad operare per la valorizzazione del talento femminile, la realizzazione di una finanza integralmente sostenibile e la produzione ed uso etico dell’Intelligenza artificiale.

Queste indicazioni sono state il filo rosso della mia presidenza.

Ci mancherà Papa Francesco, ci mancherà la sua “schiettezza”, la sua spinta a ritornare al Vangelo, a guardare in basso ai più poveri e umili, a sentirci e ad operare come fratelli e sorelle attivando la capacità di cura verso le persone e il pianeta, a tutti i livelli anche nell’economia, nella finanza e nella tecnologia evitando il paradigma tecnocratico, ad operare per la pace che “non è l’assenza di guerra ma la pienezza di vita e di prosperità” ( Prefazione al libro Giustizia e Pace si baceranno, ed. LEV e L’Arena, 2024)

Il mio auspicio è che il Suo magistero non venga meno.  

 

Anna Maria Tarantola

23.04.2025